PILLOLE DI BIM: L'ambiente di condivisione dati (CDE)

Engisis in collaborazione con RFI su “La Tecnica Professionale”

Engisis ha collaborato con RFI alla stesura di un nuovo articolo la rubrica Pillole di BIM ne La Tecnica Professionale, con lo scopo di stimolare una discussione sul tema degli ambienti di condivisione dati (ACDat), altrimenti detti CDE (Common Data Environment).

Nella pubblicazione di settembre 2021, si delinea un quadro esplicativo del ruolo dell'ambiente di condivisione dati (CDE) all'interno dei processi di gestione informativa.

Di fatti, il passaggio aziendale alla metodologia BIM impone non solo degli “aggiornamenti informatici” ma anche e soprattutto una revisione dei processi e delle modalità di scambio delle informazioni, in un’ottica di trasparenza e interoperabilità. Il cuore di tutto il cambiamento è senza dubbio l’ambiente di condivisione dei dati.

Questo mese, l’articolo delinea una visione chiara sulla centralità di questo strumento, che inizia definendo le caratteristiche dell’ambiente di condivisione dati secondo la normativa nazionale e internazionale. Continua poi con il ruolo centrale del CDE nell’evoluzione dei processi, dalla visione classica a silos, alla visione collaborativa del BIM. Evidenzia possibili utilizzi e vantaggi del CDE e si conclude con l’esperienza di RFI e il suo processo di rivoluzione nella gestione delle informazioni.

Si sottolinea, quindi, quanto sia importante lo scambio collaborativo tra diversi attori nelle diverse fasi di gestione del ciclo di vita di un asset, soprattutto in un settore complesso come quello ferroviario.

Se volete saperne più, potete abbonarvi alla rivista tecnica e leggere l’intero articolo.

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openBIM for Rail: l’importanza del dato nel processo informativo BIM

Intervista a Matteo Di Meo, BIM Coordinator di Italferr S.p.A. (Gruppo FS Italiane)

Nel contesto dell'iniziativa openBIM for Rail di buildingSMART italia, di cui Engisis è stata coordinatore, abbiamo avuto modo di intervistare alcuni dei partecipanti. Tra questi, il BIM Coordinator di Italferr S.p.A. (Gruppo FS Italiane), Matteo Di Meo, ha condiviso con noi le sue considerazioni, frutto delle sue esperienze, su alcuni temi particolarmente seguiti dal gruppo di lavoro.

Italferr ormai da anni ha consolidato l’applicazione del metodo BIM alla progettazione di opere ferroviarie ex-novo. Cosa pensa sia necessario fare per estendere l’applicazione del metodo anche a opere esistenti?

Il metodo BIM riesce a sfruttare tutte le sue potenzialità solo se non è circoscritto alla sola fase di progettazione. Se parliamo di opere esistenti, sicuramente un uso principale del modello sarà quello della manutenzione e della gestione dell’opera stessa. Negli ultimi tempi si sta parlando molto del Digital Twin, di cui il modello è solo una delle componenti, che consente di svolgere una serie di operazioni, tra cui le indagini analitiche. Mi aspetto che la digitalizzazione, in questo senso, vada nel tempo a coprire tutti gli asset, non solo quelli di nuova costruzione. Sicuramente, lo scopo principale di applicazione del metodo BIM alle opere esistenti sarà quello di gestire la manutenzione e la parte di operations. In tal senso, si deve partire dalla fase di rilievo per poi estendere la metodologia a tutto il ciclo di vita dell’opera. Un processo del genere non può prescindere dal trovare una strada condivisa e dallo stabilire delle basi comuni tramite delle linee guida con focus sulle opere esistenti.

Quali sono gli argomenti che dovrebbero essere coperti da tali linee guida?

In primis, argomento principe per poter gestire un’opera esistente è la fase rilievo. Bisogna stabilire quali sono gli strumenti, le modalità, il livello di dettaglio con cui deve essere eseguita la campagna di rilievo, in funzione dello scopo. I dati estratti dal rilievo sono di fatti fondamentali per poter modellare un’opera esistente, in base anche a quello che si vuole perseguire nelle fasi successive.

 

Presto disponibile integralmente nel report del gruppo di lavoro openBIM for Rail di buildingSMART Italia, in uscita il 16 Luglio!


PILLOLE di BIM: La Mappa Informativa di RFI

Engisis in collaborazione con RFI su “La Tecnica Professionale”.

Engisis ha collaborato con RFI alla stesura di un articolo per La Tecnica Professionale, nel quadro della rubrica Pillole di BIM, con lo scopo di condividere le esperienze in ambito BIM nel settore ferroviario e stimolare una discussione sul tema.

Pertanto, nella pubblicazione di febbraio 2021, si presentano il percorso e le necessità che hanno portato alla definizione di una “Mappa Informativa” di RFI.

Si tratta di uno strumento sviluppato da RFI per progettare e organizzare le informazioni sugli asset della rete ferroviaria e, in particolare, per ottimizzarne la gestione anche nell’ambito della modellazione informativa (BIM).

Un modello di dati che rappresenta, quindi, uno strumento fondamentale per formalizzare e strutturare tutte le informazioni che altrimenti risulterebbero disorganiche!

L’articolo delinea un percorso evolutivo, che inizia introducendo e descrivendo il modello di rete della manutenzione utilizzato da RFI. Continua poi con il processo di definizione ed impostazione della Mappa Informativa, specificandone i casi d’uso consolidati e quelli in corso di sperimentazione.

Si dimostra, quindi, tramite esempi concreti, quanto sia importante la gestione delle informazioni (come si è detto in altre occasioni) all’interno dei processi aziendali e come un modello di dati scalabile e dinamico possa portare l’organizzazione stessa un passo più vicina all’implementazione della metodologia BIM a più livelli.

Ci saranno altri articoli interessanti nella rubrica nei mesi a venire. Non perdetevi gli aggiornamenti e seguiteci online!


Intervista Viola Albino, Agenzia del Demanio

Interoperabilità e openBIM: il percorso dell’Agenzia del Demanio

Intervista all’Arch. Viola Albino, BIM Manager Agenzia del Demanio

 

L’Agenzia del Demanio è uno dei maggiori attori nel contesto nazionale a sperimentare e perseguire la metodologia openBIM. Dal 2016, infatti, ha avviato un percorso di sviluppo verso l’implementazione di questa metodologia. Questo percorso vede l’interoperabilità come una delle condizioni chiave per lo scambio di modelli informativi con gli operatori economici, e la conservazione dei dati nel tempo.

Engisis ha avuto il piacere di intervistare l’Arch. Viola Albino, BIM Manager dell’Agenzia, che ha condiviso con noi le esperienze acquisite durante questo percorso e la sua visione sul tema dell’interoperabilità.

Dal 2016 l’Agenzia ha avviato l’adozione dell’approccio BIM. Quali sono i vantaggi fino ad ora acquisiti e quali quelli attesi per il futuro?  

Riteniamo che l’approccio BIM si sposi perfettamente con il doppio ruolo dell’Agenzia: quello di gestore del patrimonio immobiliare e di stazione appaltante. Da un lato il BIM è utile per ottimizzare il nostro processo di conoscenza degli immobili e dall'altro ci permette di migliorare la qualità dei servizi.  Attualmente applichiamo questa metodologia dalla rilevazione dell'esistente fino alla progettazione esecutiva e quest’anno l’Agenzia si sta dedicando allo sviluppo del processo relativo alla fase di esecuzione dei lavori.

Abbiamo percepito un iniziale calo di produttività legato chiaramente all'utilizzo dei nuovi strumenti e dei nuovi processi, ma, superata quella fase necessaria di assestamento, abbiamo riscontrato subito dei benefici.  Abbiamo ottenuto un maggior controllo di tutti gli appalti in fase di servizio, in quanto l’approccio BIM ci permette di essere molto più presenti nella fase di raccolta e lavorazione dei dati. Questo si traduce sia in uno snellimento delle procedure di verifica dei nostri servizi, siano esse demandate ad operatori interni o esterni, sia in una maggiore sistematicità nella raccolta dei dati.

Di conseguenza, abbiamo informazioni sempre fruibili e, gestendo un patrimonio di ormai 42000 immobili, è fondamentale poter mettere queste informazioni a disposizione di tutti gli stakeholders del processo edilizio.

“Per il futuro, ci aspettiamo altrettanti benefici nell'applicazione di questo metodo alla fase di esecuzione dei lavori.”

Quello che ci aspettiamo, in particolare, è la riduzione delle varianti in corso d'opera, che come sappiamo sono la maggior fonte di ritardi nella realizzazione delle opere; il mantenimento costante in tutto il ciclo di vita dell'immobile di un flusso informativo che ci permetta di tenere sotto controllo le caratteristiche rilevanti dello stesso; la possibilità di programmare e prendere decisioni più consapevoli rispetto agli interventi che dobbiamo fare sul patrimonio.

L’Agenzia, in qualità di gestore del patrimonio immobiliare italiano, ha deciso di adottare processi di gestione informativa, sia internamente che per interfacciarsi con i suoi fornitori. Perché parlare di interoperabilità all’interno di questi processi?

Il concetto di interoperabilità implica la capacità di collaborazione tra sistemi differenti che “parlano” lingue diverse. Un concetto di sinergia che facilita l'interazione e la comunicazione tra gli attori, portando all'interno del processo edilizio evidenti benefici.

Difatti, la comunicazione e la collaborazione sono fondamentali all'interno di un iter decisionale e progettuale. L'interoperabilità è inoltre più volte citata ed esplicitata all'interno della normativa di settore; la ritroviamo nel Codice degli appalti all'articolo 22 e soprattutto nel Decreto 560/2016 del MIT, il cosiddetto Decreto BIM.

Tuttavia,  a prescindere dall’inquadramento normativo, l’Agenzia ha deciso di abbracciare questo approccio per i suoi risvolti positivi in termini di possibilità di comunicazione e, soprattutto, con l'obiettivo di sostenere il libero mercato. Uno degli obiettivi infatti è lasciare agli operatori libera scelta nell’approcciarsi agli strumenti di modellazione e controllo; una scelta che sia indipendente dagli strumenti utilizzati dalla stazione appaltante, non solo per agevolare un flusso di lavoro indipendente, ma soprattutto per permettere agli operatori di utilizzare le piattaforme più consone alla gestione informativa interna dei processi e dei progetti.

 “Qual è il beneficio? In questo modo, gli operatori sono più indipendenti ed efficaci nei servizi, mentre l’Agenzia conserva la leggibilità dei dati nel tempo.”

 Di fatti, non è più obbligata ad acquistare costantemente nuovi software e soprattutto non è sottoposta ad eventuale obsolescenza informativa, laddove quei software non vengano più sviluppati. Saremo sempre in grado di leggere nel tempo i modelli prodotti e questo, ovviamente, riduce la possibilità di dover ripetere servizi e di dover riacquisire dati che nel tempo potrebbero andare persi.

A tal proposito, nel 2020 l’Agenzia ha avviato un processo di qualificazione della domanda secondo i principi dell’interoperabilità. Qual è stato l’approccio metodologico seguito? E a cosa ha portato/sta portando questo processo?

Nel 2020 l'Agenzia ha deciso di consolidare il passaggio verso l’openBIM, attraverso la qualificazione della domanda e l’allineamento dei processi interni a quanto previsto dalla ISO19650. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo avviato una collaborazione, un affiancamento, con consulenti esterni, come voi.  Grazie a questa collaborazione, che è avvenuta tra il Nucleo Opere Digitali, la struttura dell’Agenzia che si occupa dell'indirizzo e del coordinamento delle attività BIM di tutte le strutture territoriali, e i nostri consulenti, abbiamo definito in maniera strutturata una gerarchia di requisiti informativi necessari per l’aggiornamento del nostro corpus documentale.

Quindi, per prima cosa abbiamo identificato i requisiti di processo e i requisiti informativi a livello aziendale. Poi abbiamo definito i requisiti informativi per lo svolgimento degli interventi e per la gestione dei Beni a più livelli, fino al singolo servizio. Abbiamo esplicitato i nostri fabbisogni informativi a seconda del tipo di intervento e del tipo di servizio che andiamo a realizzare sul bene, anche a seconda della fase di processo in cui ci troviamo. Questo percorso ha chiaramente previsto la definizione degli Usi specifici del BIM e l’implementazione e la caratterizzazione di una base dati IFC per sostenere l’interoperabilità. Identificare Usi del BIM ci permette di specificare i nostri documenti di gara, accogliendo tutte le eventuali variabili che sono innegabili all'interno di un processo edilizio, che per definizione non è un processo standard.

 “Tutto questo è stato pensato con la certezza che una domanda qualificata avrebbe condotto indubbiamente ad aumentare la qualità dei nostri servizi, rendendoli confrontabili.”

 Un aspetto assolutamente fondamentale per una stazione appaltante che produce una quantità di dati notevole ogni anno. I dati sono finalmente omogenei e lo saranno sempre più. La base dati inserita nei nostri documenti non verrà negli anni modificata radicalmente, ma semplicemente ampliata e aggiornata, con riguardo alla peculiarità delle nostre attività.

 Concludiamo chiedendole una riflessione sul tema più ampio della cultura e delle competenze openBIM: come si collocano il mercato italiano e la filiera delle costruzioni rispetto a questo tema?

Come dicevo all'inizio, quando si approccia questo nuovo metodo bisogna aspettarsi un’endemica parte di calo della produttività. Credo che il mercato italiano abbia vissuto in pieno questa fase, ma che la stia superando, trainata da alcune realtà veramente virtuose tra gli operatori economici e da uno scambio produttivo tra enti e professionisti. Sicuramente, questa fase intermedia in cui permane un senso d’incertezza nell'utilizzo di questi strumenti è anche dovuta ad una sorta di vuoto normativo. Gli strumenti che abbiamo a disposizione sono molti, ma forse ancora non abbiamo una piena consapevolezza di come debbano essere utilizzati. Il 2020 con le sfide che tutti quanti conosciamo ha accelerato questo processo di presa di consapevolezza rispetto ai benefici della digitalizzazione, quanto meno rispetto ai metodi di lavoro standard.

Torniamo, per esempio, a quel concetto di interoperabilità che abbiamo citato prima, estendendolo ad un sistema di lavoro più che un sistema di mera conversione di dati. Direi che in questo momento ci troviamo in una fase di passaggio tra processo classico e BIM, e tra il BIM utilizzato come efficace metodo di gestione interna e un openBIM volto alla collaborazione verso l'esterno. Questa fase ci obbliga a diventare attori di una necessaria diffusione della cultura dell'openBIM tra operatori e amministratori pubblici e prevede una costante e continua formazione del personale tecnico e amministrativo.

 Quello che mi auspico personalmente è che il lavoro che stiamo facendo in Agenzia non risulti soltanto utile a noi, ma che possa essere compreso e apprezzato dagli operatori del settore e magari anche di sostegno ed esempio per le altre stazioni appaltanti, non fosse altro che per gli evidenti, reali e quantificabili benefici che implementare questo metodo comporta.


PILLOLE di BIM: Linea Guida Libreria BIM di RFI

Engisis in collaborazione con RFI per la rubrica Pillole di BIM su “La Tecnica Professionale”.

Engisis ha collaborato con RFI alla stesura di un articolo per La Tecnica Professionale, nel quadro della rubrica Pillole di BIM. Questa rubrica ha lo scopo di condividere le esperienze in ambito BIM nel settore ferroviario e stimolare una discussione sul tema.

Pertanto, nella pubblicazione di dicembre 2020, si presentano i bisogni e il processo che hanno portato la produzione della “Linea Guida Libreria BIM” di RFI.

Si tratta di una Linea Guida per la creazione e la strutturazione di una libreria per la modellazione BIM a supporto della manutenzione degli asset ferroviari di RFI.

Di fatti, il principale Uso BIM coperto è quello della “creazione di un modello BIM a supporto dell’integrazione delle informazioni con il sistema di gestione della manutenzione INRete 2000”.

Un passo importante, quindi, per l’introduzione del BIM in azienda!

L’articolo delinea un percorso ampio, che inizia con una breve introduzione a concetti di gestione manutentiva di un asset ferroviario. Continua poi con un processo di classificazione degli asset stessi, per volgere poi l’attenzione al processo evolutivo che ha portato alla redazione della Linea Guida. Un’evoluzione che va dall'impostazione di regole, fino all'individuazione di Tipologici. Questi sono stati catalogati a partire dal concetto di Oggetto presente nello standard IFC (vedi articolo precedente).

Ci saranno altri articoli interessanti nella rubrica nei mesi a venire. Non perdetevi gli aggiornamenti e seguiteci online!

 

 


Libreria openBIM: dall’ideazione all’utilizzo parte 2

Parte 2: Usi e contenuti di una Libreria OpenBIM

 

Dove eravamo rimasti?

Nel precedente articolo abbiamo iniziato a definire una Libreria openBIM, arrivando alla conclusione che si tratta di fatto di una collezione strutturata di Tipologici.

Inoltre, siamo arrivati alle seguenti conclusioni:

  • Un Tipologico è un elemento di Libreria;
  • Un Oggetto è l’occorrenza di un Tipologico;
  • Un Tipologico può non avere una forma;
  • Un Oggetto può non avere forma;
  • Un Tipologico definisce le informazioni comuni a tutte le occorrenze (Oggetti) di quel tipo;
  • La relazione tra Tipologico e Oggetto è definita da un modello dati;
  • Un esempio di modello dati è il modello dati IFC.

Con il presente articolo passiamo dal contenuto della Libreria openBIM, al suo utilizzo. A cosa serve una Libreria openBIM?  Come si gestisce la Libreria nella relazione tra committente e modellatore?

 

I vantaggi di una Libreria openBIM

Una Libreria openBIM non è necessaria alla modellazione. Non è neanche necessaria al processo di specifica o di validazione del modello. Tuttavia, risulta estremamente conveniente in tutti e tre i casi, qualora si vogliano creare ed utilizzare modelli di qualità, in qualità.

La qualità di un artefatto, e in particolare di un modello digitale, corrisponde difatti alla sua capacità di soddisfare i requisiti di chi lo richiede e lo utilizza. Il soggetto che richiede il modello, sia esso un soggetto esterno ad un’organizzazione (ad esempio il committente di un servizio di progettazione) o un soggetto interno (ad esempio il BIM coordinator di uno studio di progettazione), deve fornire i requisiti secondo cui il modello verrà accettato. A seguire, il soggetto che crea o aggiorna il modello produrrà, secondo i requisiti esplicitati, il modello digitale dell’opera, che verrà opportunamente validato dal richiedente.

Quale è la relazione tra il processo di domanda – offerta – validazione e una Libreria openBIM?

Una Libreria può essere usata dal richiedente per esplicitare parte dei requisiti. Da quali informazioni (dove per informazioni includiamo proprietà, relazioni e geometrie) devono essere caratterizzati gli Oggetti di uno specifico tipo?

La stessa Libreria può essere utilizzata dal modellatore per facilitare ed accelerare le attività di modellazione. Diventa quindi supporto al soggetto che risponde alla domanda. Il modellatore trova le informazioni e i vincoli degli Oggetti che deve modellare all’interno del Tipologico da cui discendono.

In ultimo, la validazione dei Tipologici di una Libreria utilizzata da un modellatore può essere propedeutica alla validazione dell’intero modello. La validazione della Libreria permette infatti di identificare, in anticipo rispetto alla consegna finale, eventuali logiche errate di modellazione o eventuali informazioni mancanti degli Oggetti da cui deriveranno i Tipologici.

L’utilizzo della dicotomia Tipologico-Oggetto in questo processo di domanda-offerta-validazione trova forma differente a seconda della fase e dell’uso del modello. Ad esempio, la Libreria utilizzata per la stima dei costi in progettazione definitiva è differente dalla Libreria utilizzata per l’approvvigionamento in cantiere. Quest’ultima è ancora differente dalla Libreria utilizzata per stimare il valore patrimoniale degli asset durante l’utilizzo del bene.

Utilità di una Libreria openBIM per il committente

Dal punto di vista di un committente, una Libreria openBIM permette di:

  • qualificare la domanda secondo i principi dell’interoperabilità. Un committente potrebbe mettere a disposizione dell’affidatario una Libreria basata su IFC, senza imporgli l’utilizzo di un particolare software;
  • incrementare l’affidabilità nei controlli dei modelli BIM, funzionali alla validazione. Gli Oggetti del modello provenienti dalla Libreria del committente richiedono uno sforzo di validazione minore rispetto ad altri Oggetti creati senza Libreria;
  • utilizzare una Libreria per scopi interni all’organizzazione. Un committente potrebbe editare un modello BIM utilizzando Oggetti provenienti dalla sua stessa Libreria; ad esempio per aggiornare i propri asset nel tempo.

Qualora un committente non abbia una propria Libreria openBIM strutturata, potrebbe fornire all’operatore esterno la specifica tecnica per crearla. Il committente potrebbe così richiedere la consegna della Libreria di Tipologici sviluppata, favorendo una strategia di raccolta, catalogazione, archiviazione e riutilizzo dei Tipologici nel tempo, sempre per usi e fasi ben definiti.

Un committente che avesse già una Libreria strutturata, potrebbe fornire all’operatore direttamente i Tipologici relativi alla fase e all’uso richiesto, attingendo dalla propria Libreria. L’operatore, in questo caso, non dovrà fare altro che istanziarli nel modello e valorizzare le proprietà richieste secondo indicazioni del committente.

Nel caso in cui un committente metta a disposizione dell’affidatario una Libreria, è estremamente importante che:

  • l’utilizzo della Libreria da parte dell’affidatario non vincoli le scelte di quest’ultimo. Questo vale in termini di soluzione progettuale o scelta di prodotti;
  • la Libreria non richieda la gestione di informazioni che siano eccessive rispetto all’uso e alla fase per i quali viene utilizzata.

Utilità di una Libreria openBIM per il modellatore

Come il committente deve qualificare la domanda, così l’operatore che risponda alla stessa deve fornire una risposta adeguata.

La possibilità di utilizzare una Libreria di Tipologici messa a disposizione dal committente, o generata secondo le specifiche del committente, permette all’operatore di:

  • ridurre i tempi di progettazione. La creazione di un Oggetto ex-novo richiede un tempo maggiore rispetto alla creazione di un Oggetto derivato da un Tipologico;
  • ridurre gli errori. La riduzione di errori porta ad una maggiore qualità dei modelli BIM prodotti, che saranno conformi alle esigenze del committente;
  • ridurre i tempi di verifica dei propri Modelli. La conformità può essere oggetto di una verifica più rapida, grazie al confronto con una domanda qualificata e dettagliata.

La gestione di una Libreria: un caso pratico

Poniamo un esempio in cui un committente che gestisce infrastrutture ferroviarie richieda ad un operatore esterno la progettazione di una stazione. Il committente, contestualmente alla documentazione contrattuale, fornirà all’operatore delle specifiche tecniche di modellazione degli Oggetti che costituiranno il modello della stazione ferroviaria. Gli Oggetti saranno di diversa natura, dal fabbricato, ai binari.

Il committente gestisce tre categorie di Tipologici:

  1. Tipologici aventi:
    • Un set di proprietà comuni;
    • Una rappresentazione geometrica (forma) standardizzata, che rappresenta una tra le possibili soluzioni progettuali, dove tali soluzioni sono in numero finito.
  2. Tipologici aventi:
    • Un set di proprietà comuni;
    • Una rappresentazione geometrica (forma) non standardizzata, che rappresenta una delle possibili infinite soluzioni progettuali.
  3. Tipologici aventi:
    • Un set di proprietà comuni;
    • Eventuali altre regole (es., regole di composizione, vincoli, …).
Tipologici della categoria 1

Il committente definisce la rappresentazione geometrica, le relative proprietà associate, e fornisce tutto ciò all’operatore a mezzo di formati aperti e non proprietari (es. IFC). Esempi di Tipologici con un set di proprietà comuni e geometria (forma) standardizzata sono: il segnale ferroviario, il deviatoio, ecc.

Dai Tipologici di categoria 1 possono derivare solamente gli Oggetti del tipo: Oggetti 3D (Elementi o Assemblati) a geometria standardizzata.

Tipologici delle categorie 2 e 3

Il committente fornisce all’operatore solamente la parte di informazioni alfanumeriche, sempre a mezzo di formati aperti e non proprietari (es. IFC, o semplicemente PDF), ma non l’eventuale rappresentazione geometrica. I Tipologici della categoria 3, infatti, non hanno forma; mentre quelli della categoria 2 non devono essere consegnati all’operatore in quanto ne vincolerebbero la capacità progettuale.

Esempi di Tipologici appartenenti alla categoria 3, e quindi senza rappresentazione geometrica (forma) sono: il fabbricato, gli impianti, ecc. Esempi di Tipologici appartenenti alla categoria 2, e quindi con rappresentazione geometrica (forma) non standardizzata sono: il gruppo elettrogeno, la centralina, le antenne, l’ACC, ecc.

Dai Tipologici di categoria 2 e 3 derivano solamente gli Oggetti del tipo: Oggetti 3D (Elementi o Assemblati) a geometria non standardizzata, Gruppi, Elementi Spaziali.

I primi, rappresentano una delle infinite possibili soluzioni alla specifica tecnica. Gli altri, come detto in un precedente articolo, non hanno geometria (forma) propria.

Figura 1- Dalla Libreria al Modello BIM

Per consentire all’operatore di produrre i Tipologici con geometria non standardizzata, il committente può fornire altre specifiche tecniche, manuali, e documentazione utile allo scopo. La particolarità di questi Tipologici deriva dal fatto che le risposte progettuali possono essere infinite.  Nell’esempio dell’Apparato Centrale Computerizzato (ACC), infatti, le risposte sono quasi infinite poiché i diversi fornitori di ACC potrebbero proporre una soluzione per ognuna delle combinazioni di componenti e configurazioni possibili.

A questo punto, l’operatore potrà:

  • Utilizzare quanto ricevuto per creare Oggetti nel modello BIM;
  • Utilizzare Tipologici della propria Libreria o della Libreria standard del tool di authoring, per creare altri Oggetti nel modello BIM. Questo vale per tutti gli Oggetti necessari al completamento del modello, per i quali non ha ricevuto specifica dal committente.

La figura di seguito riassume questo flusso:

Figura 2- Flusso tra committente e operatore esterno

Riassumendo

  • Una Libreria openBIM non è necessaria alla modellazione, al processo di specifica o di validazione del modello, ma è estremamente conveniente;
  • Una Libreria può essere utile sia a chi richiede che a chi produce un modello BIM, nel processo di domanda-offerta-validazione;
  • Una Libreria permette al Committente di qualificare la domanda e di incrementare l’affidabilità della validazione;
  • Una Libreria permette al modellatore di ridurre tempi ed errori di progettazione;
  • Nel caso in cui il committente metta a disposizione dell’affidatario una Libreria, è estremamente importante che l’utilizzo della Libreria da parte dell’affidatario vincoli le scelte progettuali di quest’ultimo; e che la Libreria non richieda la produzione eccessiva di informazioni rispetto all’uso e alla fase per i quali viene utilizzata;
  • Gruppi, Elementi Spaziali e Oggetti 3D a geometria non standardizzata possono derivare da Tipologici senza forma, aventi solamente un set di proprietà (e altre regole) comuni;
  • Oggetti 3D a geometria standardizzata possono derivare da Tipologici aventi forma e set di proprietà comuni.

buildingSMART International 2020: Highlights del Virtual Summit

 

Tra il 26 Ottobre 2020 e il 6 Novembre 2020 si è tenuto il buildingSMART International (bSI) Virtual Summit 2020. In questo articolo condividiamo brevemente gli argomenti trattati in alcune delle sessioni che abbiamo seguito. Suddividiamo gli argomenti in:

  1. Le novità dei programmi e progetti bSI
  2. Awards 2020
  3. Aggiornamenti dalle Rooms

Avete perso il Summit o siete interessati a rivederne alcuni punti? Seguiteci e continuate a leggere di seguito!

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Libreria openBIM: dall'ideazione all'utilizzo

Parte 1: Cos'è e cosa contiene

 

Durante uno scambio di informazioni tra diversi soggetti è fondamentale garantire che tutte le parti coinvolte abbiano una comprensione condivisa del significato di ciascun concetto.

Questo vale in qualsiasi situazione e ancor di più nello scambio tra domanda e offerta che avviene tra committenti e fornitori nel mondo delle costruzioni e delle infrastrutture.
Di conseguenza, è buona prassi che le informazioni siano definite e che i concetti oggetto dello scambio siano conservati in una libreria da condividere tra le parti.

Con il presente articolo vogliamo contribuire al discorso ormai pervadente che ha come focus le Librerie BIM. Grazie alla nostra esperienza negli ambiti della modellazione del dato, della modellazione informativa e dell’interoperabilità, possiamo fornire spunti di riflessione e approfondire il discorso sui concetti fondanti di una Libreria openBIM. Il presente articolo è quindi parte di una miniserie serie dedicata all’ideazione e alla realizzazione di Librerie OpenBIM, a partire dall’implementazione da principi definiti nello standard IFC.

Quindi, per cominciare, ci si chiede:

Cos’è una Libreria openBIM?

Per definire cosa sia una Libreria openBIM, ragioniamo prima sul modello BIM.

Il modello BIM è un modello a “oggetti”. Secondo lo standard IFC, al suo interno si possono avere, tra gli altri, tre principali categorie di oggetti BIM (di seguito semplicemente Oggetti):

  1. Oggetti 3D (Elementi o Assemblati);
  2. Gruppi (Sistemi, Zone, ecc.);
  3. Elementi spaziali (Elementi di struttura spaziale, Zone spaziali, ecc.).

I primi (1) hanno sempre una rappresentazione geometrica nel modello digitale (una forma), gli altri (2, 3) sono privi di tale rappresentazione geometrica (figura 1).

 

Figura 1- Categorie di Oggetti presenti in un modello BIM secondo standard IFC

 

Ogni Oggetto potrebbe essere creato ex novo, direttamente nel modello BIM, oppure potrebbe essere inserito nel modello sfruttando un “oggetto generico” già definito. Sono proprio questi “oggetti generici” che una volta collezionati costituiscono una Libreria.

Le librerie sono uno strumento in mano al modellatore, e al verificatore, che permettono di creare un modello BIM, o verificarne il contenuto, senza partire da zero. Tutte le informazioni comuni alla stessa tipologia di oggetti possono essere racchiuse in un “oggetto generico”, il quale verrà utilizzato, o meglio istanziato, diverse volte all'interno del modello. Questi “oggetti generici” corrispondono al concetto di tipologico.

Quindi, potremmo dire che una Libreria openBIM è una collezione strutturata di Tipologici.

I Tipologici di una Libreria openBIM vengono utilizzati durante la produzione di un modello BIM per creare Oggetti, ossia gli specifici elementi presenti nel modello BIM rappresentativi dell’asset reale.

Detto questo, verrebbe spontaneo chiedersi: cos’è un Tipologico? Da dove viene la sua definizione?

Tipologici e Oggetti secondo IFC

La logica per cui un Oggetto del modello BIM può essere creato a partire da un Tipologico è stabilita, in genere, da un modello dati, che rappresenta lo schema di riferimento secondo il quale vengono descritti i dati stessi. Il modello dati IFC, ad esempio, stabilisce la logica che lega un Oggetto a un Tipologico e dà una definizione di entrambi.

In IFC l’Oggetto è definito dall’entità IfcObject, e a tale Oggetto può essere associato un Tipologico (definito dall’entità IfcTypeObject). Come si vede, esiste una forte rapporto di dipendenza tra l’Oggetto e il suo Tipologico.

Il Tipologico definisce le informazioni comuni a tutte le occorrenze (Oggetti) di quel tipo, ed è sempre rappresentato da almeno un set di proprietà. Tale set contiene le informazioni alfanumeriche disponibili per il Tipologico, e definisce tutte le proprietà comuni che si applicano a tutte le occorrenze (Oggetti) di quel tipo.

Attenzione! Come per gli Oggetti anche i Tipologici possono avere o meno una forma.

Ad un Tipologico, infatti, in aggiunta al set di proprietà comuni, è possibile associare:

  • la definizione della struttura del Tipologico, ossia delle relazioni con altri Tipologici;
  • altre regole (es., materiali comuni, vincoli funzionali, ecc.).

Mettiamo in pratica questi concetti attraverso un esempio.

Poniamo un esempio molto semplice di Tipologico, avente forma, e relativo Oggetto.

Lo schema IFC contiene un’entità IfcDoor (sottotipo di IfcObject), alla quale è associata un’entità IfcDoorType (sottotipo di IfcTypeObject) che la caratterizza. IfcDoor eredita da IfcDoorType tutte le informazioni e le proprietà comuni di quel Tipologico.

Se fossi un modellatore che sta progettando una stanza, e avessi bisogni di inserire nel modello, ad esempio, una porta da 100x270 cm, potrei seguire due strade: creare l’oggetto direttamente nel modello oppure sceglierlo all’interno di una Libreria (openBIM) di Tipologici a mia diposizone.

La porta che prenderò dalla Libreria contiene una serie di informazioni, valide per qualsiasi porta di quella tipologia (es., codice identificativo del tipologico, il nome del tipologico, le dimensioni del tipologico) che l’Oggetto erediterà una volta inserito nel modello.

Una breve ma essenziale nota: molti strumenti di BIM authoring, in fase di istanziazione del Tipologico (ciò quando viene creato l’Oggetto nel modello, assegna a quest’ultimo un codice identificativo univoco (GUID, o UUID) al fine di riconoscere universalmente l’Oggetto (non possono esistere due Oggetti con lo stesso GUID). Ciò precisato viene da chiedersi: queste caratteristiche ereditate sono sufficienti a definire la specifica porta per quella specifica stanza di quel progetto? Molto spesso no.

Figura 2 - Rappresentazione di un Tipologico (IfcDoorType)

 

Per questo, quando si crea un Oggetto, è possibile aggiungere informazioni specifiche a tale Oggetto. Questo può essere fatto in due modi:

a) valorizzando dei campi (proprietà) prestabiliti a livello di Tipologico, ma lasciati appositamente vuoti (non valorizzati);

b) creando specifici set di proprietà personalizzate per lo specifico Oggetto. Attenzione! Se l’opzione b) è richiesta per più di un paio di Oggetti, forse è un’indicazione che il set di proprietà aggiuntivo poteva essere creato al livello del Tipologico. In generale, l’opzione b) è spesso sintomo di una discutibile strategia di modellazione del dato.

Figura 3 - Rappresentazione di un Oggetto caratterizzato da Tipologico (IfcDoor)

 

Di seguito, vi proponiamo uno schema che rappresenta il dualismo tra Oggetto e Tipologico. Lo schema include la loro relazione con il modello dati di provenienza, come il modello dati IFC.

Figura 4 – Distinzione tra Tipologico e Oggetto con riferimento al modello dati IFC

 

Se avete seguito il ragionamento fin qui, proviamo ad andare oltre. Probabilmente, a questo punto, vi chiederete:

Come si applica questo concetto ai Tipologici e agli Oggetti senza forma?

Il ragionamento è lo stesso. L'unica differenza è che il Tipologico senza forma corrisponde ad un semplice set di proprietà standard associabili a degli Oggetti. Proviamo a vedere un esempio di Tipologico e relativo Oggetto non aventi forma, come un impianto antincendio.

Lo schema IFC prevede un’entità IfcSystem, con la quale si possono rappresentare degli impianti. Solitamente l’Oggetto impianto non ha forma e posizione proprie, poiché sono gli oggetti che lo compongono ad averne. Tuttavia, l’impianto antincendio ha delle caratteristiche proprie di quella tipologia di impianto. Inoltre, potrebbe avere anche delle caratteristiche specifiche di quel particolare impianto .

Queste caratteristiche possono essere raccolte in un set di proprietà per un generico impianto antincendio. Questo rappresenta il Tipologico dell’impianto stesso.

Riassumendo i concetti di una Libreria openBIM

  • Una Libreria BIM è un insieme strutturato di Tipologici;
  • Un Tipologico è un elemento di Libreria;
  • Un Tipologico, e il conseguente Oggetto, possono non avere una forma;
  • Un Oggetto è l’occorrenza di un Tipologico;
  • Un Tipologico definisce le informazioni comuni a tutte le occorrenze (Oggetti) di quel tipo;
  • La relazione tra Tipologico e Oggetto è definita da un modello dati;
  • Un esempio di modello dati è il modello dati IFC.

Conclusioni

Una volta definito cosa sia una Libreria openBIM e visto il dualismo tra Tipologico e Oggetto secondo IFC, viene spontaneo porsi una serie di quesiti circa il suo utilizzo e soprattutto la sua utilità.

Di fatto, a cosa serve una Libreria openBIM? Sicuramente può essere utili al modellatore, al progettista e via dicendo. Tuttavuia, la sua utilità potrebbe avere un impatto più diffuso.

In che situazioni è utile avere una Libreria openBIM? Chi la crea e chi la usa?

Inoltre, potrebbe la Libreria avere un’utilità per i Committenti al fine di qualificare la domanda?

Riteniamo che ognuna di queste domande rappresenti degli spunti di riflessione interessanti e soprattutto rilevanti per il contesto nazionale. Anche a questo è dedicata la seconda parte di questa miniserie.

E voi? Che domande vi porreste con una simile premessa?

 


BIM e l'interoperabilità nei processi di RFI

Intervista all'Ing. Modestino Ferraro di RFI

 

RFI è uno dei maggiori attori nel contesto nazionale a sperimentare e perseguire un approccio interopeabile al BIM.

Engisis ha avuto il piacere di intervistare l’Ing. Modestino Ferraro di RFI, che ha condiviso con noi la sua vision. L'Ing Ferraro è responsabile in RFI dell’Ingegneria e Servizi della Direzione Fabbricati Viaggiatori e anche del progetto IFCRail. Coordina, inoltre, il gruppo di lavoro "CDE” all’interno della task force BIM di RFI.

 

Da oltre due anni RFI è protagonista del progetto internazionale IFCRail. Quali sono i vantaggi fino ad ora acquisiti tramite la partecipazione a questo progetto, e quali quelli attesi per il futuro?

Dal 2018 RFI partecipa a questo progetto internazionale, che ci permette di scrivere le regole per l’interoperabilità dei modelli BIM nel settore ferroviario. Quando è iniziata questa avventura, già si parlava molto di BIM, non tanto nel settore ferroviario, quanto in quello edile. Allora non erano ancora veramente chiari i confini e le potenzialità di questo nuovo metodo.

Il primo vantaggio acquisito è quindi legato alla consapevolezza dell’importanza del processo BIM applicato al settore ferroviario. Inoltre, il progetto IFCRail ha permesso l’interazione con altri stakeholder internazionali, gestori di reti ferroviarie in altre nazioni. Infatti, all’interno del progetto, gli esperti della materia ferroviaria italiana di RFI si sono confrontati sui tavoli internazionali con francesi, svizzeri, cinesi, etc. Infine, questa esperienza ha avuto anche delle ricadute all'interno di RFI, in quanto ha portato conoscenza e innovazione in processi interni che sono in corso di evoluzione.

Quali sono i vantaggi per il futuro? Da un lato, lo sviluppo all'interno dell'azienda della metodologia BIM; dall'altro, l'utilizzo di sistemi interoperabili non solo nel processo di progettazione, ma soprattutto in quello di manutenzione e di ingegneria della manutenzione.

Direzione Produzione di RFI ha recentemente redatto una Linea Guida in ambito BIM. Ci può dire di cosa si tratta, quali sono le ragioni che hanno portato alla loro redazione e quali sono i prossimi passi?

Come dicevamo, la partecipazione al progetto IFCRail ha portato anche delle dirette ricadute all'interno di RFI. Una di queste è stata proprio la redazione della "Linea Guida per la creazione e la strutturazione di una libreria per la modellazione BIM a supporto della manutenzione degli asset ferroviari” di RFI, a cura di Direzione Produzione.

Questa linea guida è fondamentale ed è stata in prima linea su questi tavoli internazionali. Consente di dare delle indicazioni al progettista sulla costruzione del modello digitale dell’infrastruttura. In tal modo, sia le informazioni contenute nel modello, che la sua strutturazione, dialogano direttamente con i sistemi già utilizzati all'interno di RFI per la manutenzione dell’infrastruttura sin dalla progettazione. Tra questi sistemi, il principale è costituito da un modulo SAP, chiamato InRETE2000. Se per la costruzione del modello BIM si utilizzassero i tipologici di libreria creati secondo questa linea guida, avremmo la possibilità di trasferire alcune informazioni direttamente dalla progettazione al processo e al sistema di manutenzione. Ovviamente, questo approccio dovrà avere una serie di ulteriori sviluppi, allineati alla metodologia OpenBIM, che portino ad una perfetta continuità di trasferimento delle informazioni, dei modelli e dei dati durante l’intero ciclo di vita dell’opera.

Essendo RFI la stazione appaltante più grande d'Italia, è inevitabile parlare di processi di gestione informativa e il loro legame con la gestione delle gare pubbliche. Perché introdurre l'interoperabilità in questi processi?

Sicuramente RFI è, se non la stazione appaltante più grande, una delle più grandi: ogni anno le nostre gare di realizzazione di nuove opere e di fornitura materiali ammontano a oltre 5 miliardi di euro.

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Engisis per l'openBIM: la nostra esperienza con progetti complessi

Engisis ai convegni SAIE 2020

Nella cornice dell’edizione 2020 del SAIE, Engisis ha partecipato a tre sessioni organizzate da buildingSMART Italia, dedicate all'implementazione dell’openBIM nel settore delle infrastrutture e della gestione del patrimonio pubblico.

Vi proponiamo di seguito un approfondimento sulle sessioni citate.

IFCRail Implementers Forum: utilizzare il nuovo standard IFC 4.3

L'immagine contiene la lista dei partecipanti all'Implementers Forum del progetto IFC Rail

Nell’ambito del progetto IFC Rail di BuildingSMART International, Engisis coordina l’Implementers Forum. L’obiettivo del Forum è testare e validare lo standard IFC 4.3, al fine di portarlo dallo stato di “Candidate Standard” allo stato di “Final Standard”.

L’interesse sullo standard IFC4.3 è alto nel contesto nazionale e internazionale, in quanto abilita lo scambio in formato aperto di modelli BIM di infrastrutture civili complesse, quali strade, ferrovie, ponti, e porti.

Per questa ragione la partecipazione al forum è numerosa e attiva. Gli stakeholders definiscono i test, le case software li implementano, il servizio tecnico li valida. Al Forum partecipano, oltre a Engisis, le società italiane RFI, Italferr e ACCA Software.

Evandro Alfieri ha presentato le attività dell’IFC Rail Implementers Forum. Al momento si sta testando casi di tracciato con sopraelevazione, posizionamento lineare degli oggetti, e la nuova struttura spaziale dei modelli.

Siete interessati a saperne di più?

Visitate la pagina del progetto IFC Rail di BuildingSMARTIn! Engisis sta contribuendo a disegnare l’interoperabilità del futuro.

Progetto IFC Bridge: Linea Guida per l’esportazione di modelli openBIM

immagine di copertina della linea guida bridge per l'OpenBIMXenia Fiorentini ed Evandro Alfieri hanno contribuito a curare la redazione della “Linea Guida di applicazione dell’IFC a ponti e viadotti”, presentata per la prima volta al SAIE 2020. Questa linea guida è uno dei risultati del Gruppo di Lavoro IFC Bridge Italia, che Engisis ha coordinato. Al Gruppo hanno partecipato anche grandi committenti (ANAS e RFI), studi di progettazione, consulenti e università.

La Linea Guida nasce con l’obiettivo di fornire indicazioni sull’utilizzo di IFC per la richiesta e la creazione di modelli BIM interoperabili legati a ponti e viadotti.

Si rivolge, quindi, sia alle stazioni appaltanti che richiedono modelli BIM, sia agli operatori economici che intendono approcciarsi ad una modellazione informativa ed interoperabile dei ponti.

Attraverso la fornitura e l’adozione delle indicazioni contenute nella Linea Guida, si intende aiutare il settore a ridurre gli impatti della mancata interoperabilità. Infatti, non si può ignorare che questi impatti oggi sono accusati dall’intera filiera operante nel settore delle infrastrutture civili.

Per saperne di più , è possibile scaricare e consultare la Linea Guida qui!

Agenzia del Demanio: qualificazione della domanda secondo i principi dell’interoperabilità

Engisis, insieme alla Minnucci Associati, ha lavorato per l’Agenzia del Demanio ad un progetto volto alla qualificazione della domanda secondo i principi di interoperabilità.
Xenia Fiorentini ha presentato l’approccio metodologico seguito per inquadrare i processi di gestione informativa del patrimonio e delle gare all’insegna dell’openBIM. Il metodo, presentato con esempi di applicazione, ha impattato processi, metodi, documenti, dati e strumenti IT.

Siamo partiti dall’analisi della situazione esistente e degli “Usi BIM”. Abbiamo poi formalizzato i processi ispirandoci alla ISO 19650. Infine, siamo arrivati alla traduzione dei requisiti informativi in parametri di modellazione secondo l’IFC. Il tutto è stato catturato in linee guida di processo e di modellazione, template di capitolati informativi, e criteri di validazione.

Preziosi per l’esecuzione delle attività sono stati la stretta collaborazione con l’Agenzia del Demanio e il feedback ricevuto dai soci di buildingSmart Italia produttori di software.

 

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